ACI SPORT, TERRA DA SALVARE

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Quest’anno la terra è stata reintrodotta nella massima serie tricolore, scelta che però non cambia nulla allo stato di crisi profonda in cui versano i rally sulle terra, oggi appena sufficienti a mantenere in vita il CIRT, mentre il Raceday in questi ultimi anni è riuscito a mettere assieme i suoi calendari condividendo la doppia validità con alcune gare del CIRT.

A metà della passata decade l’allora Trofeo Rally Terra, che oggi ha preso il nome di CIRT, aveva vissuto un momento particolarmente difficile, in maniera particolare per la mancanza di concorrenti. Da allora per risollevare il campionato a tutta terra di cose ne sono state fatte, ed il campionato è riuscito a ritrovare numeri accettabili, e con il tempo anche parecchia qualità. Ma se in questi anni si è tornati a rivitalizzare il bacino dei partecipanti, o quantomeno a riavvicinare molti degli habituè, a venire meno sono state le gare, poche si sono aggiunte a fronte di troppe obbligate ad issare bandiera bianca, dopo avere tirato avanti a fatica per anni. Come a molti spezza il cuore vedere le gare sulla terra andare sempre più in sofferenza; il fatto che a fatica si riescono a mettere assieme sei date per il CIRT, è il sintomo evidente di questo difficilissimo momento che sta attraversando la terra. Tentare di risollevare, ed iniettare linfa vitale alle gare su fondo sterrato, deve diventare una delle principali priorità per i prossimi anni della federazione, con iniziative mirate come è stato fatto per le gare di Coppa Italia. La ricetta non può essere la stessa, ma tante sono le idee e tra le proposte anche più strampalate può nascondersi una mezza soluzione. Ad esempio il tanto criticato Monza, buttato nella mischia con la nomina di gara “terra”, che tanti ha fatto indignare, presentato come una sorta di recupero delle gare miste, oggi potrebbe essere molto utile ad andare ad allargare la base delle gare sui fondi sterrati e simili. Ma il primo passo che definiremmo basico che ci permettiamo di suggerire come media, ma anche a nome di tanti addetti ai lavori, è una marcia indietro per tutte le gare su terra al prezzo delle iscrizioni al calendario nazionale. Raddoppiate (nel 2023) per le gare non iscritte ad una serie, e gravate di un ulteriore balzello se nuove iscritte o non disputate. Si tratterebbe di un piccolissimo passo, sicuramente insufficiente, ma un segnale importante per incentivare qualche nuova gara, oppure organizzazione. Con un calendario di sei gare CIRT, altre 4 gare (Tevere, Foligno, Brunello e Prealpi) e un Valtiberina non disputato l’obbiettivo minimo deve essere quello di raddoppiare questi numeri striminziti. Alla federazione rinunciare agli aumenti su quattro cinque gare economicamente non sposterebbe nulla, anzi un giorno potrà eviterebbe gli imbarazzi dell’anno passato quando last minute si sono dovuti sostituire Valtiberina e Liburna.

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