YARIS OF THE YEAR

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Sono oramai un paio di mesi che la Yaris WRC by Makinen si sta preparando alle prime due gare del 2018, appuntamenti che saranno molto importanti per vedere se i passi nello sviluppo del motore sono andati nella direzione giusta.    

La Toyota Yaris WRC by Makinen si appresta ad un 2018 che sarà l’anno della maturità, con un 2017 sorprendente la casa Giapponese si è subito inserita tra i protagonisti del mondiale, in un certo senso bruciando le tappe e volenti o nolenti l’anno della verità sarà proprio il 2018. Non il 2019 come a tavolino si sarebbero attesi dall’oriente gli uomini della Toyota Gazoo Racing. Progetto che è partito da zero, senza uno straccio di struttura alle spalle ad inizio 2016, con una mezza faida interna dal sapore tutto Europeo i prospetti per il 2017 non  erano di certo entusiasmanti, ed anche per stessa ammissione di Makinen ad inizio stagione qualche podio sarebbe stato un risultato più che confortante. Invece sono arrivati due successi scratch e Latvala per buona parte del campionato è rimasto in lotta per il titolo piloti. Qualcuno ha parlato di una pecca di affidabilità per qualche rottura di troppo, ma in realtà anche se queste hanno messo fuori gioco Latvala nella corsa iridata, fisiologicamente sono state naturali, anzi sulla carta era facile prevedere di peggio. In realtà la Yaris 2017 ha pagato un grosso dazio motore, mascherato dall’incredibile lavoro fatto in casa TMG, più che sui profili esterni, sulla capacità di estrarre aria e schiacciare la vettura di alcuni dettagli. L’Aerodinamica ha fatto la differenza in quelle gare veloci come Svezia e Finlandia, alla faccia di chi (aimè noi per primi) ha preso sottogamba, se non ridicolizzato il look estremo della Yaris. Soluzioni che però quasi tutta la concorrenza ha copiato, andando ad una probabile chiusura di quel buco prestazionale. Negli ultimi test però il propulsore Nipponico è sembrato davvero in grande spolvero, chiaramente i riferimenti cronometrici restano strettamente top secret, ma sia negli allunghi in salita e nelle ripartenze dai tornanti asciutti del Montecarlo l’impressione è quella che sia stato chiuso il gap con la concorrenza. Senza parare della risposta motore, meno lineare e morbida ma più cattiva e pronta ad ogni affondo dei piloti sul pedale dell’acceleratore. L’unico dubbio resta legato alle soluzioni di trazione e set up della vettura che punta decisamente il muso in frenata, mentre nelle ripartenze lente dove l’aerodinamica ha poco peso siede evidentemente il posteriore. Soluzioni in controtendenza rispetto alla concorrenza per le quali si dovrebbero avere le prime risposte sulla loro efficacia già sulle speciali del Montecarlo. Qualche modifica anche a look e profili, ma nulla di sconvolgente, aggiustamenti e migliorie. 

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