S.O.S. TERRA, UNA CRISI EUROPEA

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In questo fine settimana è andato in scena il terzo atto del CIRT, un campionato che tra le moderne ha messo assieme 53 equipaggi e 16 tra le storiche, un piccolo polmone in grado di aggiungere qualche soldino in più per avvicinarsi alla soglia di sopravvivenza che balla tra le 60 e le 70 vetture. Ma le cose non vanno meglio in Francia oppure in Spagna.

Nelle ultime stagioni la terra made in Italy è andata sempre più in sofferenza, un campionato sempre più scollato dalla realtà che tassello dopo tassello è andato ad aggiungere costi aggiuntivi per gli organizzatori, e di conseguenza sulle iscrizioni. Costi spesso superflui (in alcuni casi anche quelli legati alla sicurezza), per una serie tratta come un campionato di vetrina, quando in realtà questa si regge quasi interamente sugli iscritti, la terapia non può generare budget la dove i supporti territoriali e di sponsorizzazione sono scarsini, ad essere generosi. Tantomeno si può sperare di salvare la baracca aggiungendo quindici o venti vetture storiche, oppure come in passato mandare in coda il Cross Country. Una grandissima sfida per la nuova commissione rally a presidenza Zagami, perché si tratta di ripensare alla terra in un ottica di rilancio autentica; tanto per i professionisti del tutto facile che predicano basta guardare e imparare dagli altri, negli ultimi due fine settimana la terra è andata in scena con risultati anche peggiori in Spagna e Francia. Nel fine settimana del 17 maggio, in Spagna si è corso sulla terra al Rallye Ciudad de Utiel, il terzo round del campionato spagnolo (la massima serie Iberica), una gara di centoventinove chilometri e gli equipaggi al via erano appena trentacinque. Molti meno del minimo sindacale per un campionato nazionale, in uno dei paesi a grandissima tradizione rallystica. In contemporanea alla gara di Cingoli in Corsica è andato in scena il terzo round del campionato terra transalpino, il Rallye Terre d’Aléria al via gli equipaggi erano appena quarantotto, diciotto dei quali iscritti al trofeo SMRC4 targato Stellantis (dedicato alle Rally4). Al rally moderno si sono andati a sommare tredici vetture iscritte allo storico, equipaggio più, equipaggio meno, numeri in linea con quelli italiani dell’Adriatico. E’ quindi evidente che c’è poco da imparare, al massimo si può analizzare le risposte sbagliate e cercare di evitarle, ma non c’è nemmeno da gioire perché questo round siamo stati di poche unita (equipaggi) davanti agli altri, oppure per il principio del mal comune mezzo gaudio. La realtà è quella di una terra sempre più in crisi in tutte quelle nazioni europee dove c’è una grande tradizione asfalto, con il passare del tempo le gare sulla terra sono sempre meno e gli organizzatori fanno sempre più fatica a tenerle in piedi.

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