La massima serie tricolore, e anche le altre serie titolate CIRC e CIRT, andranno a copiare la formula della power stage del WRC, compreso il podio alla fine dell’ultima speciale (power stage) un protocollo che se ci sta tutto nel WRC, ma è già tutt’altra cosa nell’ERC dove in molti casi si fatica ad andare oltre all’esigenza di chiudere lo streaming con un podio.
Spostare la power stage alla fine della gara come nel WRC, è sicuramente una cosa intelligente, e sarebbe ancora meglio, indipendentemente dal fatto che ci sia una diretta televisiva integrale, utilizzare una speciale vera, come è stato fatto a Sanremo con i quattordici chilometri e settecento metri del Colle d’Oggia. Se per il Campionato Italiano Assoluto Rally la power stage viene semplicemente spostata da inizio a fine gara, per il CIRC e la serie su terra invece si tratta di una novità assoluta, un pizzico di innovazione che non ci sta mai male. Oltretutto si tratta di una formula ampiamente collaudata, oramai consolidata che ha già superato la fase di rigetto, immancabile in una disciplina dove ogni novità viene contestata a priori. Se si riuscirà ad imbastire delle dirette televisive oppure streaming, la formula power stage è sicuramente la più indicata per dare più mordente agonistico. Lascia molto più perplessi, ad essere generosi, l’introduzione del podio finale nelle vicinanze del fine prova (Power Stage), un protocollo introdotto nel WRC per riuscire a regalare un podio e la relativa festa finale in diretta televisiva. Il promotore per bucare in televisione ha lavorato per avere un prodotto completo in grado di sintetizzare l’evento, non è un caso abbia puntato molto ad avere un orario fisso nell’ora di pranzo; assicurandosi di avere meno concorrenza possibile in una giornata dove gli eventi sportivi abbondano. L’effetto podio in molte gare del WRC è utilizzato anche per dare una cartolina televisiva del territorio, ma questo comporta sforzi organizzativi, ed economici importanti, un esempio di questo è l’Argentiera in Sardegna, e San paolo quest’anno. Aspetti che in una gara dove il budget parte da una soglia minima di due milioni e mezzo, tre, non cambia le cose anzi consente ampi margini di manovra a chi vuole dare un plus valore al proprio evento. Un esempio è l’Argentiera, un palcoscenico finale fronte mare deciso a tavolino prima di iniziare a disegnare la tappa finale, con una speciale creata in parte in maniera artificiale. Altra cosa è il podio dell’ERC, molto meno sfarzoso dove c’è un podio e un retro podio con uno standard minimal uguale per tutti, ed alle spalle di questo, tranne rarissime eccezioni, nulla che meritasse di allargare le inquadrature. Per non parlare del deserto di pubblico e addetti ai lavori; numeri anche inferiori alle premiazioni dei tornei di bocce regionali alle quali sindaci e autorità locali spesso presenziano. Un aspetto decisamente controproducente, giustificato solamente dalla presenza di televisioni di spessore, e non certo dal semplice streaming live dell’ERC. Una scopiazzatura che non è riuscita nemmeno al promotore, per cui forse parlando di podio finale sarebbe il caso di spingere sull’arrivo tradizionale per dare qualcosa in più ad una sola cerimonia.
