Ivan De Varti Pastorale pilota per passione, presente al Rally Legend con una Clio Willams gruppo A, nella vita è un professionista del settore assicurativo e con un occhio particolarmente critico, affrontiamo il discorso pubblico e sicurezza, sulla scia di un Rally Legend che ha detto di no agli eccessi passati, una delle sfide più importanti per il futuro dei rally.
Iniziamo la nostra chiacchierata partendo da un Rally Legend che quest’anno sul pubblico ha fatto un grandissimo lavoro e i risultati si sono visti. “Al di là delle valutazioni sul ruolo del secondo conduttore e delle responsabilità degli equipaggi, credo esista un ulteriore elemento sul quale possiamo ancora abbassare concretamente il coefficiente di rischio, ed è nei confronti del pubblico. L’elemento che può fare molta differenza è la distanza degli spettatori dal percorso dal percorso di gara. A mio parere, sarebbe opportuno ripensare il modo in cui il pubblico assiste alle prove speciali, lavorando la dove le condizioni lo consentono, con aree dedicate e opportunamente individuate, con delle distanze di sicurezza rapportate a velocità e conformazione del terreno, in alcuni casi anche superiori ai 100-150 metri. Questo significherebbe sacrificare alcuni dei punti più spettacolari e caratteristici dei rally, ma credo la tutela delle persone debba avere la precedenza sulla ricerca dello spettacolo a tutti i costi. Altrettanto importante è l’accessibilità a queste zone, che deve proporre sentieri o accessi indicati e praticabili, ma anche parcheggi appositamente predisposti. La distanza non elimina completamente il rischio, ma può rappresentare una delle misure più efficaci per ridurre l’esposizione delle persone alle conseguenze di un incidente.” Oggi questo aspetto è però soggettivo legato alle singole commissioni di vigilanza che visionano il percorso. “A questo proposito sarebbe utile valutare un quadro normativo più preciso e uniforme, che non lasci determinate scelte esclusivamente alle disposizioni sportive o alla discrezionalità degli organizzatori, ma stabilisca criteri di sicurezza tecnicamente verificati e applicabili. Questo aiuterebbe anche i commissari di percorso e tutto il personale impegnato nella vigilanza, che oggi svolgono un lavoro fondamentale in condizioni spesso particolarmente complesse. Non si tratta di allontanare il pubblico dai rally, ma di trovare un equilibrio diverso tra passione, spettacolo e sicurezza. Il futuro dei rally non dipende soltanto dalla capacità di emozionare, ma anche dalla capacità di proteggere chi quelle emozioni vuole viverle.” La lunghezza delle speciali su strade normalmente aperte alla circolazione però propone un infinità di variabili. “Non possiamo pretendere di azzerare il rischio e sono consapevole che non possiamo transennare una prova speciale da 20 km, ma possiamo ipotizzare un quadro normativo che sanziona le persone che non rispettano le distanze. Succede nella navigazione e nel codice della strada. Forse è arrivato il momento di accettare qualche sacrificio in termini di spettacolarità, privilegiando punti di osservazione più distanti e sicuri, anche attraverso disposizioni normative chiare che aiutino organizzatori, commissari e forze dell’ordine a far rispettare le distanze stabilite. Il Legend una gara che aveva evidenziato pericolose degenerazioni ha intrapreso un nuovo percorso che va in questa direzione, mettendo sul piatto una collaborazione fattuale tra organizzazione e forze dell’ordine.
