La parabola WRC del pilota Lettone era iniziata la passata stagione in Polonia e subito dopo nella gara di casa in Lettonia, due quinti posti di tutto rispetto. Quest’anno le cose però non sono andate molto bene, perso nello sprofondo della M-Sport, con una macchina che non sembrava all’altezza delle altre due ufficiali, qualcosa più di una sensazione visto come la musica è cambiata nella prima tappa in Arabia.
Con la tecnologia del giorno d’oggi è sempre più difficile avere delle certezze in base alle sensazioni che le vetture possono trasmettere a vista, o con il loro sound, ma sulle speciali in più di una gara la Puma Rally1 di Martins Sesks e Renārs Francis dava la sensazione di avere qualcosa in meno, rispetto a quelle dei compagni di squadra. Ed in quelle gare dove le medie si impennano e il Lettone ha dimostrato di essere maggiormente a suo agio, ha raccolto solamente una sesta piazza in Svezia e due ottavi in Estonia e Finlandia. Perso nel grigiore prestazionale della squadra, ed a livello di tempi scratch non è andato oltre ad un podio di speciale (terzo), unico lampo nella stagione, sui ghiacci della Svezia. Esordi whow, ai quali alcuni piloti non riescono a dare continuità se ne sono visti tanti, ma il caso di Sesks era al limite dell’imbrocchimento, quel dubbio sulla vettura però non ci ha mai abbandonati. Un sound in risposta differente da quelle dei due ufficiali, che si traduceva in un azione differente in alcune varianti dove un velocista di rango tiene la marcia e non scala, o si affidava ad eccessivi funambolismi. Attendersi di più è sempre lecito, soprattutto in una gara dove partire dietro si è rivelato un vantaggio pesantissimo, ma tra i giovani rampolli non era l’unico a partire dietro. Nella prima tappa Martins è andato a battere tre scratch, ha tenuto il comando per quattro speciali, ed ha chiuso la frazione pagando 6”.9 a Fourmaux, nonostante una foratura e un piccolo pasticcio a un bivio e questa “è tanta, tanta roba”. Abbastanza, indipendentemente da quello che sarà l’esito finale, per metterlo di diritto tra i giovani più promettenti non completamente digiuni da una certa esperienza al volante delle top car. Promesse che oggi sono una merce ancora più rara delle vetture a disposizione. Un problema portato sotto la luce dei riflettori dalla Hyundai spiazzata dalla partenza di Tanak. A questo punto però sorge un dubbio grande come una casa, se il fatto di mettergli a disposizione una vettura degna di questo nome sia in qualche maniera legato alla nuova stagione 2026.
