Il confronto con la serie transalpina vista la vicinanza è quasi inevitabile, se però dobbiamo trarre delle indicazioni e non i soliti slogan contro la nostra federazione è necessario valutare tutte le gare e non solo realtà come il Touquet o il Mont-Blanc. Al Lyon Charbonnieres con solamente 89 equipaggi, si è toccato un record negativo “la prima volta sotto quota 100”.
La Francia in una delle sue gare monumento, presenza fissa nel campionato transalpino da metà degli anni novanta, è scesa sotto quota cento, qualche decina di vetture in più rispetto ai numeri di alcune gare del nostro campionato, sono sempre tante ma non certo l’abisso che c’è con alcune gare francesi legatissime al territorio. A fare una differenza abissale nei confronti della prima al Touquet sono stati principalmente i trofei monomarca, tra i due campionati Stellantis e il Trophy Clio si sono contate la bellezza di 84 equipaggi al via, numeri ai quali si potrebbero aggiungere le dieci Alpine A290 della gara parallela. Numeri che su un elenco iscritti pesano tantissimo, visto che rappresentano poco meno della metà del totale degli equipaggi, il segno di un campionato dove i trofei monomarca godono di una grandissima vitalità. Evidentemente una grande risorsa, ma che in un campionato di nove appuntamenti sta creando delle gare di serie A e di serie B, ed andando avanti su questa strada si rischia di creare dei dissidi sotterranei importanti tra gli organizzatori, visto che per contenere i costi di queste serie monomarca i calendari includono al massimo dalle quattro alle cinque gare della serie maggiore. A dare una bella mano nel caso dello Charbonnieres sono state le omologazioni scadute, perché la lista delle vetture recenti Rally2, Rally3 .. sino alle GT, ha toccato appena quota cinquanta, ma anche in Francia queste vetture con il passare delle stagioni invecchiano e fisiologicamente stanno lentamente sparendo. Uno dei motivi per cui parlando di serie nazionali, in questo momento di importante transizione, noi abbiamo veramente poco da imparare dalla Francia, perché siamo di fronte a due bacini di vetture e di utenti (a livello di mentalità) che sono su sponde opposte. Al contrario i nostri cugini d’oltralpe qualcosina dovrebbero seguire la storia recente dei rally italiani, non per copiare, ma per correggere quegli errori che da noi oramai sono diventati irreversibili. Colpa non solamente della federazione ma di un intero ambiente, dove per capire gli errori bisogna andare indietro negli anni, almeno sino a metà degli anni novanta. Una delle principali note dolenti Italiane, emersa da questo confronto su cui si potrebbe cercare di lavorare sono i trofei monomarca, un argomento che però non coinvolge solamente la federazione, ma in primis dovrebbe stimolare i promoter che li indicono.
