Normalmente si entra nel periodo feriale con al vaglio le proposte nelle singole discipline per la nuova stagione, ma con le nuove commissioni appena costituite è evidente si sia accumulato del ritardo sulle consultazioni, ma il tema principale del quale, in questi ultimi mesi si è continuato a parlare, nel settore rally, è l’ingresso della terra nel CIAR.
Nonostante lo stato di commissariamento nella passata stagione nei rally italiani, ed in particolare nella massima serie i cambiamenti sono stati significativi, ben oltre l’immobilità che generalmente propongono situazioni del genere. Uno dei cambiamenti più importanti è stato l’allungamento del chilometraggio delle gare CIAR, mentre si è rinviato l’ingresso della terra nel calendario tricolore e di questo si è continuato a discutere in questi mesi, per andare a rispettare l’impegno a inserire due gare sterrate. Il Brunello l’unica gara che alla fine dell’anno passato aveva dimostrato di potere entrare nella massima serie da subito, è rimasta in attesa di trovare una sorella con la quale condividere questa svolta terra. L’idea che spesso è rimbalzata è stata quella di affiancare alla gara di Montalcino, la Sardegna declassata ERC, un ipotesi che con il passare dei giorni non prendeva corpo ma al contrario è diventata sempre più fumosa, davanti ad una regione poco interessata al rapporto costi e ritorno mediatico della serie continentale. Così come Ypres, Lettonia ecc.. . A fronte di questa evoluzione è cominciato a circolare il nome della Val D’Orcia, l’unica gara assieme all’Adriatico ad essersi avvicinati nel 2026 ai cento chilometri cronometrati. Resta però aperto un punto interrogativo sulle regole di ingaggio, il CIAR propone un costo legato alla comunicazione molto salato (circa 50.000 euro più rispetto alle altre gare). Costi con i quali dovranno fare i conti organizzazioni che tra caro assicurazioni, ed i ripristini fanno già molta fatica a mantenere in equilibrio i loro conti nel CIRT, figuriamoci se questi vanno ad aggiungere altre decine di migliaia di euro. Un settore quello della terra sempre più in sofferenza, che ad oggi propone al di fuori del CIRT solamente il Prealpi Master Show, una gara corta e atipica, affermatasi negli anni come una sorta di festa di fine stagione del triveneto. La media degli iscritti sulla terra è ai minimi storici dalla passata stagione, ed è difficile credere che la doppia validità CIRT e CIAR, con l’attuale andamento sia in grado di portare qualche iscritto in più. L’operazione terra nella massima serie è un impresa sempre più complicata, e fatichiamo a credere le candidate con l’attuale situazione stiano strappandosi i capelli per fare parte del CIAR.
