WRC2, PILOTA E MACCHINA SBAGLIATI

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Il Montecarlo non è assolutamente stato clemente con la Lancia Ypsilon al suo esordio, confermando i timori (almeno da parte nostra) che a rompere gli equilibri potevano essere le trappole della corsa e così è stato. Fa però sorridere il comunicato finale di Stellantis che con disinvoltura parla del successo di Leo Rossel e la Citroen C3, quando il focus era un altro.

Il reparto corse di Stellantis, nel bene o nel male è riuscito a conquistare il suo quarto rallye di Montecarlo, ma questa ciambella è riuscita senza il buco; a firmare il successo non sono state le due fiammanti Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale, ma la vecchia Citroen C3 Rally2 di Leo Rossel e Mercoiret affidata alle cure della francese C2 Competition. In realtà la Lancia come aveva dimostrato nei test ha velocità e l’endurance per fare saltare il banco del WRC2, sulle strade alpine di Gap, in condizioni invernali l’errore umano è però sempre dietro l’angolo. I due piloti sono probabilmente le migliori scelte nel manipolo impegnato nella serie cadetta, non è certamente per caso che Yohan Rossel ha vinto su quelle strade nel venticinque, ventiquattro e ventitré. Il reparto di Versailles avrebbe dovuto lavorare sino dalla pianificazione dell’esordio, su una terza vettura e magari affidata a qualche meno giovane di grande esperienza, vedi Mikkelsen o Suninen. Ma utilizzando la metrica del braccino corto che oggi va alla grande andava anche bene Yoann Bonato. Nulla contro Yohan o Nikolay ma trent’anni il primo, ventotto il secondo, il rischio di essere schiacciati dalla pressione di portare al debutto uno dei marchi che ha fatto la storia dei rally ha lasciato il segno. Errore veniale, ma non per questo meno grave quello di Rossel, mentre Gryazin dopo l’errore del giovedì sera ha perso la serenità, eccessivamente prudente tutto il venerdì il sabato appena ha messo nel mirino la testa della gara ha buttato tutto alle ortiche. Parlando di prestazioni c’è poco da dire, otto tempi scratch in WRC2 uno di Gryazin e sette di Rossel, ed anche se favorito dalla posizione di partenza nelle retrovie, il francese è riuscito a entrare per sei volte nella top five, e nella tappa finale ha realizzato la migliore prestazione assoluta di tappa. Leo Rossel dopo una partenza guardinga nella frazione del venerdì aumenta il suo passo (batte tre scratch di classe) e prende le redini della gara, risultando il miglior performer di giornata, e da quel momento si sintonizza su un buon passo che gli permette di resistere agli attacchi, ed amministrare il suo vantaggio sugli avversari. Alle sue spalle è secondo un Daprà ancora più incisivo rispetto alla Sardegna, purtroppo a tradirlo è stato un avvio troppo sulla difensiva, e sulle due speciali disputate il giovedì ha perso un minuto abbondante. Quando ha mollato le briglie alla sua Fabia RS ha dimostrato di avere il passo di Leo Rossel, ma dalla sua ha quattro anni in meno. Gara da dimenticare per Camilli che deve mollare la lotta per la pizza d’onore con Daprà sull’ultima speciale, una toccata nel finale del Col de L’Ablé lo obbliga a fermarsi in trasferimento per una riparazione di fortuna, ed è costretto a cedere anche il gradino basso del podio a Pelamourguez. Dopo una buona partenza la sua gara è stata però condizionata da alti e bassi con momenti di completo smarrimento.     

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