La guerra e la crisi del Golfo Persico sta facendo precipitare il mondo in una sorta di panico generale, e dopo un mese di crisi si sta già profilando il rischio razionamento, un elemento che potrebbe mettere a serio rischio le competizioni automobilistiche su strada e in circuito, la speranza è che i carissimi carburanti sostenibili non finiscano nel mirino.
Oggi in Italia la temutissima parola razionamento, ha fatto la sua comparsa relativamente al kerosene per l’aviazione, con il razionamento in alcuni aeroporti serviti dalla compagnia petrolifera BP, ma a preoccupare è quanto sta succedendo in alcuni paesi asiatici e in Australia, dove lo spettro razionamento sta aleggiando pesantemente. In Europa anche se la situazione per il momento non sembra mostrare particolari criticità, a parte i continui aumenti del prezzo dei carburanti. Il commissario europeo all’energia, Dan Jorgensen, tanto per non diffondere il panico ha subito indossato i panni della Cassandra, parlando di razionamento. In realtà alcune nazioni hanno già applicato delle restrizioni, altre invece hanno visto chiudere diverse stazioni di servizio, vuoi per questioni speculative, vuoi perché prese d’assalto per la convenienza del prezzo rispetto ai concorrenti. Una situazione che comincia a preoccupare anche il motorsport, se la crisi del Golfo si protrarrà ancora per qualche mese, in caso di austerity rischia di pagare un prezzo molto alto, come tutto il mondo dei motori. Per il momento a pagare dazio sono stati i calendari della Formula 1 e del WEC, ma le massime serie in teoria non dovrebbero essere sfiorate dal razionamento, visto che utilizzano carburanti sostenibili che non sono derivati da fonti fossili. Ma a complicare le cose potrebbe esserci l’intera logistica dai trasporti su gomma, ad eventuali fermi legati al traffico aereo. Per il momento è giusto restare fiduciosi, anche perché l’impressione è quello di un allarmismo generale dettato da un eccesso di prudenza, ed una bella dose di speculazione da parte di alcuni stati e compagnie petrolifere. Di sicuro chi all’avvio dell’attacco israeliano e statunitense, aveva lanciato un allarme per il Rally di Arabia, ad un mese dall’inizio del conflitto è chiaro che il motorsport rischia molto di più che perdere qualche slot dai suoi calendari.
