Il lavoro dei tanti promoter su visibilità e vendibilità del WRC, spesso ispirati alla F1, al gran premio di Abu Dhabi hanno visto la maschera cadere, il grande circo con la sua lotta a tre ha polarizzato l’attenzione mediatica mondiale, mentre il WRC con un finale altrettanto appassionante in Arabia ha faticato a coinvolgere la platea dei fans, e la lotta per il titolo è sempre stata in secondo piano.
Oramai da venticinque anni abbondanti, più precisamente da quando i rally hanno assistito all’ingresso della figura del promotore a più riprese si è cercato di scimmiottare la Formula 1; spesso fughe in avanti hanno snaturato a spizzichi e bocconi i rally senza questi ne traessero un reale beneficio. L’ultima perla per la quale a Monaco di Baviera si sono impegnati fior di consulenti è l’introduzione nel live-streaming delle comunicazioni radio tra i team e i piloti. Una sorta di ridicola pantomina dove le squadre comunicano i tempi agli equipaggi prima di raggiungere lo stop, comunicazioni asettiche che chiunque conoscesse il WRC sapeva sarebbe stato un buco nell’acqua, anche perché con il naviga a dettare le note le comunicazioni non sono certo via radio. Fortunatamente in questo caso si è buttato un po’ di euri dalla finestra per avere un di più che mediaticamente è un minus e non un plus valore, ma non si è stravolto niente. Quello che invece sembra intoccabile e forse è la più grossa porcata di degli anni duemila è l’ordine di partenza della prima tappa, una formula per rimescolare le carte fregandosene dei valori delle vetture in campo e degli stessi piloti. Così a Jeddah i primi tre che si giocavano il mondiale Evans, Ogier e Rovanpera sono letteralmente sprofondati lontani fuori dalle posizioni di vertice, tutti fuori dalla top five, ed Ogier ha riagganciato il podio finale grazie al cataclisma sulla penultima speciale, tra ritiri e forature. Altrimenti Seb si sarebbe laureato campione del mondo con una sesta posizione davanti a Evans in ottava e Rovanpera in quinta, l’unico che nella seconda tappa è riuscito a restare in gioco è stato Tanak che il giovedì prendeva il via in quarta posizione. A rendere avvincente la gara ci hanno pensato Sesks, Fourmaux e Pajari, ma a causa dell’ordine di partenza i tre che si giocavano il mondiale, sicuri protagonisti anche della gara, sono spariti nell’oblio delle posizioni di immediato rincalzo. Una situazione che ha privato il rally di Jeddah dell’interesse di una sfida mondiale che valeva il duello del trio Verstappen, Norris e Piastri, che per tutto il gran premio di Abu Dhabi si sono battuti nelle posizioni di testa. In un WRC dove da anni promoter e commissioni varie si sono inventati e copiato l’impossibile dalla Formula 1, scimmiottare è servito a poco o niente, se poi in questo inseguimento non teniamo il passo sulle basi elementari dello spettacolo e della capacità di penetrare i media con l’immagine dei propri campioni.
