La partenza della WRC Promotion oramai sta tenendo banco da parecchi mesi, ma dalla versione iniziale della società di Monaco di Baviera che ha messo in vendita i diritti commerciali del WRC, in una strana sorta di ricerca di nuovi investitori, si è passati alla FIA che ad agosto ha messo al bando i diritti commerciali, più che una cessione i contorni sono diventati quelli di una messa alla porta.
Oramai è dalla fine della passata stagione che a Monaco di Baviera stanno cercando un acquirente per cedere i rimanenti anni del contratto per i diritti commerciali del WRC, affidatigli dalla FIA di Todt. A fine agosto però con la messa al bando da parte della FIA dei diritti commerciali del WRC, tutta la storia ha preso un piega completamente differente. Contorni di un rapporto in deterioramento, e Ben Sulayem in persona ci ha messo il carico da novanta nell’intervista rilasciata in Paraguay ad Autosport UK, quando ha affermato di volere spendere i proventi di questa cessione al rilancio del campionato del mondo rally. Quindi non è chiaro quali possano essere i proventi della cessione che potrebbero andare all’attuale promotore, se mai c’è ne saranno, anche perché le cifre fatte trapelare da Monaco di Baviera nei mesi precedenti per cedere i diritti erano esorbitanti. Considerato anche che l’unico valore in mano al promotore è quel pezzo di carta con il quale la FIA gli ha ceduto i diritti commerciali. Inoltre il presidente della federazione internazionale di Place de la Concorde ci ha tenuto a sottolineare la scarsa appetibilità della cessione dei soli sette anni di diritti ancora in mano alla WRC Promoter. Motivo per il quale ha deciso di indire un bando che può estendersi anche a venticinque anni, un periodo sul quale potere impostare un lavoro a lungo termine e goderne i frutti. In un certo senso i contorni della vicenda sono sempre più simili a quelli dimissioni di Oliver Ciesla, entrato in conflitto con l’allora presidente Todt, perché apertamente contrario all’introduzione dell’ibrido. Una dimostrazione che a tirare le fila c’era sempre la FIA, e Todt aveva dimostrato tutta la sua intolleranza all’invasione di campo in materie di competenza FIA. Nonostante Ciesla sia stato l’unico manager ad avere impresso un vero cambio di passo in fatto di promozione sul pianeta WRC. In questi cinque anni la pandemia ha rimescolato le carte, Siebel è rimasto al suo scranno, ma non è più riuscito a dare impulso alla promozione, subendo un momento complicato di transizione. Alla base degli scricchiolii con i vertici della FIA ci potrebbe essere il dossier calendari, compresi quelli di un campionato europeo voluto in maniera disperata per creare una sorta di panchina per il WRC. Dove alcune gare come la Polonia e le Canarie sono entrate nella massima serie per festeggiare alla grande i rispettivi anniversari, i tanti ritardi per attendere gare che non sono mai arrivate (vedi USA), e dei a contratti a lunghissima durata, Arabia e Paraguay senza nemmeno una gara di prova. Inoltre pesa anche l’apporto del promotore all’immobilismo che ha condizionato la lentezza nel decidere l’orientamento del dopo ibrido, a partire dall’attuale biennio con un brutto pasticcio e retromarce last minute.
