WRC E IL DIVERSIVO CINA

0

In questo difficile momento di transizione per il WRC la FIA, o meglio per i funzionari alle commissioni che si occupano dei rally più si avvicina il momento della verità e più sale la tensione, così tanto per distrarre l’attenzione dal presente qualcuno è tornato a parlare dei costruttori cinesi, un ipotesi buttata la per fare parlare d’altro.

Il primo a lanciare le voci su ipotetiche case made in Cina era stato Yves Matton nel lontano 2021, quando occupava il suo scranno in FIA al timone dei rally. A quei tempi il movimento rallystico era in subbuglio per il prossimo ingresso delle motorizzazioni ibride, ma almeno nell’ipotizzare l’ingresso di una casa Cinese Matton aveva fatto nomi e cognomi. Ed aveva indicato la casa Cino-Svedese del gruppo Geely, Link & Co, nata nel 2016, una sorta di marchio che ha puntato tutto sull’ibrido con una vettura fatta in Cina ma che sfruttava il know-how della casa svedese. Allora a supporto di quell’ipotesi c’era i primi successi della Lynk & Co 03 TCR nel WTCR venti, venti, trascurando però di dire che la gestione era della Cyan Racing un team svedese con una grande esperienza nelle corse in circuito a ruote coperte, con forti legami in Volvo. Una collaborazione quella con il team Cyan Racing che è continuata nel tempo e oggi è passato alla Geely Preface TCR. A livello internazionale Link non ha mai mostrato verso le corse su strada, non allontanandosi mai da quelle in circuito a costi contenuti, e sempre sotto una gestione diretta con la Cyan Racing. Avere lanciato quest’anno in Cina un modello rally basico, con modifiche modeste se non per il rinforzo della scocca e sulle mappature, non si va troppo lontano da una sorta di vettura monomarca. Il direttore tecnico della FIA Xavier Mestelan Pinon ha annunciato l’ingresso nel club dei costruttori di tre case cinesi, ed altri due in trattativa per entrarci. Ma questo lascia assolutamente il tempo che trova perché siamo lontani anni luce dall’epoca dove il gruppo costruttori e tecnico della FIA era guidato da Gabriele Cardingher. I rally oggi sono poco appetibili nell’equazione costi vetrina, e fa sorridere l’idea che un mondo come quello cinese, abbastanza refrattario alle corse sia così propenso a spendere nel motorsport, ancora prima che nei rally. Molto più ragionevole l’ipotesi di un eventuale ritorno di una tappa del WRC in Cina, anche se in questo momento sembra un’altra di quelle cose buttate la senza ne capo ne coda, ma in questo caso un investimento locale per un grande evento poggerebbe sui soldi governativi, ed in un paese a trazione statalista non sarebbe così difficile.

Share.