Il calendario venti ventisette del WRC sembra entrare in un’altra estate di non facile gestazione, ancora più complicata dal passaggio di testimone ai vertici della WRC Promoter tra la gestione tedesca Siebel e quella della cordata francofona di Eric Boulier. New entry, equilibri tra asfalto e terra con tanti punti interrogativi su USA, Croazia e Safari.
Dopo l’annuncio del governo Kenyota di non avere intenzione di rinnovare il contratto scaduto quest’anno con il WRC, si è parlato di una cordata di imprenditori della costa che si affaccia sull’oceano indiano, per spostare il Kenia da Naivasha, città che gravita nell’orbita di Nairobi a Mombasa. Ma da indiscrezioni il rinnovo del contratto sarebbe ancora lontano dal raggiungere un accordo tra le parti e per il mondiale si tratterebbe di un colpo durissimo perdere una gara iconica come il Safari. Tra le gare con un futuro non ben definito, o quanto meno chiacchierato, ci sarebbe anche la Croazia, una gara dove la volontà di restare c’è, ma oltre al discorso squisitamente economico in questo caso sarebbe in discussione anche gli equilibri di un mondiale che rischia di sbilanciarsi troppo sui fondi asfaltati. Tra le gare uscenti di sicuro ci sarebbe solamente il Cile giunto a conclusione del suo contratto, che da tempo aveva fatto trapelare la sua volontà di non rinnovarlo. A mancare ad oggi sarebbe la sua teorica sostituta nel continente nord Americano, ovvero il rally USA, promosso dall’ispezione FIA ma ancora senza una copertura economica, un altro bel nodo da sciogliere per il nuovo Promotore e per la FIA stessa. Tutti bramano l’ingresso degli Stati Uniti, non si capisce a fronte di quale reale beneficio per la serie, ma eventuali agevolazioni potrebbero fare esplodere nuovi attriti. L’unico ingresso sicuro è quello della Scozia, che ha firmato il contratto che siglava il suo ingresso senza avere avuto una reale ispezione.
