Oramai da qualche anno, ed in particolare in questi ultimi tempi la WRC Promoter da quando ha deciso di passare le mano, le candidature per il WRC si sono moltiplicate esponenzialmente, ma da quando il regolamento tecnico 2027 è in dirittura di arrivo le indiscrezioni su nuovi costruttori si susseguono ma la realtà è molto meno rosea.
In questi giorni continua a rimbalzare una lunga lista, ci teniamo a sottolineare di pura fantasia, di costruttori proiettati sulla strada del mondiale rally 2027, ogni mezza parola viene rilanciata amplificandone gli echi e gonfiando la notizia. In realtà basta una mezza parola, oppure un qualsiasi segnale, pur non aprendo ad alcuna manifestazione di interesse esplicita, diventa una notizia che passando nel megafono social si espandono a macchia d’olio. A cominciare dalla interessante intervista a Ben Sulayem dei colleghi made in UK di Autosport, il presidente ha parlato in maniera schietta e decisamente cruda sul lavoro della FIA per traghettare i rally e soprattutto il WRC nel 2027. Parole che se da una parte si prestano ad una lettura tra le righe, ma quelle ottimistiche che ha fatto lievitare sui social le case costruttrici prossime ad andare a rimpolpare gli elenchi iscritti è andata molto oltre sulle ali della fantasia. Il regolamento a grandi linee oramai è chiuso, ma sulla ventilata flessibilità tecnologica il dossier è ancora in discussione (con i costruttori), ed il fatto che ad oggi non sia pubblicato è evidente che resta aperto ad aggiustamenti, osservazioni, critiche e richieste. L’impressione è che il legislatore, la cui componente principale resta quella legata ai regolamenti blindati degli ultimi decenni anni, se da una parte ha aperto alla balance of performance, dall’altra si sta andando a incagliare in dettagli e tecnicismi impossibili da vincolare se non strada facendo. Ma se nel 2027 si passa alla flessibilità tecnologica, sapere che inizialmente al via ci saranno solamente propulsori termici è come partire con il freno a mano tirato. Non è un caso che l’unico costruttore che ha confermato la sua presenza sia Toyota, alla quale può tornare utile pubblicizzare la sua tecnologia sui tre cilindri e magari svilupparla grazie all’impegno nelle corse. Chi non sarà della partita è la Hyundai, ufficialmente presente solamente nel 2026 ma con un programma a budget ridotto, altrettanto critica la situazione in Ford, la casa americana nel migliore dei casi potrebbe lasciare libertà ad M-Sport, ma a budget zero non è detto Wilson vada a imbarcarsi in un’altra avventura con l’acqua alla gola. Il presidente FIA ha manifestato la sua fiducia nei nuovi regolamenti, garantendo il suo impegno a fare da ambasciatore con i costruttori, ma tra le righe si capisce che l’inizio sarà tutto in salita e prima di tornare a guadagnare costruttori il rischio di perderne, senza trovare un rimpiazzo, è molto alto.
