L’apertura del WRC ai tuner, propone spunti molto interessanti, l’ingresso di questa nuova figura era stata indicata al varo del nuovo regolamento tecnico 2027, mentre a dicembre venti venticinque sono state semplicemente pubblicate le regole per l’omologazione, questi sono però dei vincoli economicamente al limite del sostenibile almeno senza un costruttore alle spalle.
Il grande ottimismo della FIA sull’interessamento dei tuner al WRC, non ha fatto realmente i conti con un regolamento per le omologazioni fatto in evidente collaborazione con gli attuali costruttori, da una parte l’idea di aprire ai tuner propone temi di grande interesse. Se però ci si sofferma a leggere i paletti fissati per l’omologazione, in un’ottica di budget, le cose si complicano. I numeri possono sembrare light, dieci vetture in due anni, ed altre dieci vetture disponibili nel corso di un anno ad essere immesse sul mercato clienti, in soldoni rappresentano uno sforzo molto importante. Dal magazzino necessario per costruire queste vetture e garantirgli sufficienti ricambi in gara, al personale destinato all’assemblamento di una vettura da costruire attorno alla cellula di sicurezza. Cosa differente dallo smontare una vettura e poi rimontarla. A questo bisogna sommare la squadra per le corse, che già il primo anno dovrà essere presente almeno nel 50% degli appuntamenti della serie con due vetture, impegno che il secondo anno dovrebbe essere esteso a tutto il campionato. Un impresa che ad oggi sono in grado di assumersi factory con strutture come M-Sport oppure Prodrive, ma se lo sviluppo della vettura e relativi test con gli attuali regolamenti rappresenta un costo abbordabile, affiancare a questa squadra dedicata allo sviluppo, costruzione vetture e stagione nel WRC occorrono budget milionari. Somme fuori della portata di eventuali sponsor del WRC, o meglio di una serie che ad oggi non garantisce ritorni di immagine adeguati a quella somma. A meno non si tratti di un costruttore impegnato a valorizzare un suo modello oppure il brand. Questo è uno dei motivi per cui il progetto di Lionel Hansel, la Project Rally One, sarà tutto in salita, ed anche se il prototipo inizierà girare a giorni visto che la struttura è molto piccolina, non sarà assolutamente facile mettere una squadra a doc in otto nove mesi. Gli unici esempi reali di un impegno in una serie iridata su strada, oppure off-road, simil tuner sono i due progetti targati Prodrive: prima con la Mini nel WRC e poi con la BRX alla Dakar. Il primo fallito perché imbastito senza una rete di protezione, sperando di convincere la casa madre a investire sul progetto (cosa che non è avvenuta). Mentre il secondo con Barhain Raid Extreme, anche se nella Dakar è arrivato solamente a sfiorare il successo, il progetto arabo di una super car off-road da vendere nel mercato medio orientale, pubblicizzandola alla Dakar con una versione Racing (molto simile) è risultato commercialmente vincente. Con le attuali regole di omologazione si complicherebbero, moltiplicando i budget di entrambi questi due progetti. L’apertura a piccole realtà può avere un suo potenziale, ma con gli attuali paletti omologativi i costi sono decisamente troppo elevati.
