La crisi del CIRT che fatica a dare corpo ai propri elenchi iscritti, continua a vedere molte gare della serie andare in sofferenza, ma fuori della serie tricolore la situazione è anche peggio ed a farne le spese in questa stagione è il rally Valle del Tevere Arezzo, dopo un lungo silenzio ha gettato la spugna come l’anno passato aveva fatto la gara di Chiusdino alla sua prima mancata.
La stagione venti ventisei ha confermato il momento difficile che stanno vivendo i rally sullo sterrato, numeri al limite della sostenibilità economica sostanzialmente stazionari con i minimi registrati la scorsa stagione. Una situazione che non si può certo confutare con l’immancabile slogan che le gare meglio organizzate funzionano, e sulla terra ci si riferisce in particolare al Brunello, omettendo però che si tratta di una gara evento dove il fulcro della manifestazione ha puntato tutto sulle storiche. Quella categoria che è sempre stata interpretata da tutti come uno riempitivo, una sorta di sostituto del Cross Country che per parecchi anni è stato messo al rimorchio del campionato terra. Ed il sintomo che la terra sta faticando a fermare il suo momento di caduta libera, è l’impossibilità ad avere degli elenchi iscritti degni di questo nome senza la presenza di chi è impegnato nel CIRT. Così dopo Chiusdino nel venti venticinque, quest’anno a gettare la spugna è stato il turno del Rally Valle del Tevere Arezzo, nonostante la conferma della validità CIRTS (il campionato storiche). Il cambio di data ha sicuramente influito, ma sino dal momento della stesura dei calendari era abbastanza chiaro che la gara se nel CIRT qualcuno non avesse passato la mano non sarebbe stata fatta. Caro assicurazioni e ripristino strade hanno fatto schizzare i budget organizzativi alle stelle, ed organizzare una gara con il prospetto di un fare un buco importante allontana anche i più intraprendenti e appassionati. Ad oggi fuori dal calendario CIRT sopravvivono solamente il rally Sardegna e il Prealpi Master Show, la prima è l’appuntamento WRC made in Italy (almeno sino a quest’anno), mentre la gara di Sernaglia della Battaglia è un evento a se stante, una gara che negli anni si è affermata come una sorta di festa di fine stagione del triveneto. Individuare una terapia adeguata non è sicuramente facile, ma è un dovere per evitare di vedere morire una terra sempre più in sofferenza, evitando di cadere nella retorica di buttare tutte le colpe sulla federazione, visto che a parte i rally del profondo nord la terra sta soffrendo anche in Spagna e Francia.
