SLOW ZONE AI RAGGI X

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Lo tsunami di penalità del Targa Florio ha inevitabilmente infiammato i social; considerate le ragioni della slow zone posta in un tratto di strada con una mezza frana, questo stratagemma ha impedito di spezzare la speciale in due, ma oggi a bocce ferme sarebbe il caso di valutare pro e contro senza spirito polemico ma costruttivo, per evitare altre situazioni imbarazzanti.

L’affaire slow zone, è una di quelle soluzioni trovate per rallentare una speciale, oppure vedi il Targa Florio di mettere una pezza ad un problema di sicurezza (legata anche alla concessione dei permessi delle autorità preposte), su una carreggiata a tratti ristretta a causa di una frana. In realtà la pratica slow zone quando era stata applicata qualche tempo addietro aveva dimostrato tutti i suoi limiti in maniera evidente, ma nel caso della speciale di Scillato Polizzi Generosa, a creare i maggiori problemi sono stati i circa settecento metri della lunghezza della slow zone. Più che un rallentamento una sorta di prova di regolarità, dove però non veniva calcolata la media ma non si dovevano superare i cinquanta orari, e soprattutto nel primo passaggio c’è stata una mezza strage. Che non si trattava di una missione impossibile è evidente, visto che nel passaggio incriminato i due terzi dei concorrenti hanno superato la prova indenni. Percentuale cresciuta nel secondo passaggio. Sportivamente oltre alla penalità in se, settecento metri da percorrere senza superare i cinquanta chilometri orari è un esercizio da regolarista (una sorta di prova di abilità all’interno di una gare dove a fare classifica sono la velocità di percorrenza, ed i controlli orari), che solleva più di un dubbio soprattutto in una gara come il Targa dove la gara si giocava sui decimi di secondi. Ma a parte quest’aspetto più filosofico, c’è quello mediatico di una valangata di penalità, che stravolgono la classifica di una gara, con l’aggravante di una notifica avvenuta alle 22.30 quando il primo passaggio su quella speciale è iniziato alle 12.23. A livello mediatico questi buchi sono quanto di peggio, e comunque non sono in linea alla comunicazione odierna. Troppo spesso si continua a pensare o meglio a giustificare la lentezza dicendo “i rally sono sempre stati così”, a quel punto dall’altra parte però si potrebbe dire che anche le ricognizioni dovrebbero essere quelle di una volta, oppure contestare il GPS come una semplice aggravante dei costi. Sui social ad intervenire spesso in maniera colorita sono gli appassionati duri e puri, ma chi non mastica abitualmente pane e rally, e si interessa occasionalmente per la gara di casa, o perché interessato al tricolore, una simile valanga di penalità è quasi impossibile da spiegare. A nostro avviso, sarebbe utile fare delle riflessioni serie, e non come in passato nascondere la polvere sotto il tappeto sino a quando non capiterà un altro caso. Spezzare la speciale in due a livello di immagine probabilmente avrebbe provocato meno danni, ed in tutta onesta avrebbe cambiato poco, anche se un troncone poteva risultare molto corto.

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