SAN MARINO DA CARTELLINO ROSSO

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Il Venerdì del San Marino è stato un mezzo disastro che per vari motivi aveva già sollevato più di una critica prima del via, una tappa con due speciali corte spalmata su una mezza giornata doveva avere dei tempi per andare contro ad eventuali contrattempi, invece l’uscita di Farina ha causato un interruzione che ha portato al solito colpo di spugna, facile ricetta per evitare complicazioni.

Avere aumentato il limite minimo dei chilometri sulla terra è stata una scelta giusta, per dare più corpo alle gare e comunque portando il limite minimo a novanta chilometri, si è trovato un buon compromesso che non fa esplodere i costi delle gare per gli organizzatori e i concorrenti. Nelle quattro gare disputate (San Marino compreso) quasi tutti le gare si sono presi qualche chilometro di margine sul limite minimo, la gara del titano invece ha presentato una gara già sotto il limite, ma nella tolleranza. Con il taglio prima della gara di 2,63 chilometri, sulla prima speciale è stato sfiorato il limite minimo per una sessantina di metri e la gara è rimasta nei termini di tolleranza, abbastanza per cominciare a fare storcere qualche naso. La sospensione della gara sul secondo passaggio del venerdì, per l’uscita di strada di Farina che ostruiva la prova, tra carro attrezzi, ambulanze fuori posizione ha moltiplicato i tempi. Problemi che però in una mezza giornata di gara con partenza alle 14.30 e teorico ritorno in parco chiuso alle 19.35, con due sole speciali in programma, una di cinque e l’altra di otto doveva assolutamente prevedere i tempi per mettere una pezza ad eventuali problematiche, con i margini del caso. Invece ancora una volta si è scelto la via più facile, percorso alternativo un bel colpo di spugna e via di tempi imposti. Fregandosene del contenuto sportivo della gara (visto che dovevano ancora transitare i migliori otto), e ancora di più del rispetto nei confronti dei concorrenti che hanno diritto a fare i chilometri promessi. La soluzione più comoda per non crearsi problemi, una filosofia sbagliata in generale ma inammissibile in una gara di campionato. La forza maggiore è comprensibile ma non provarci nemmeno a ripartire è tutta un’altra cosa. Soprattutto se poi la prova viene data per disputata regolarmente e non vengono decurtati quei chilometri mancanti che porterebbero il complessivo della gara sotto soglia settantanove chilometri. Nel 2024 il Mille Miglia aveva pagato con l’uscita dal CIAR l’essere sceso sotto il minimo dei cento chilometri, ed aveva sforato di un chilometro e mezzo scarso. In quel caso nel regolamento però non c’era l’asterisco della tolleranza. Obbiettare sulla opportunità di quel severo cartellino rosso ci può anche stare, ma è però giusto pretendere il massimo da chi è nei massimi campionati, ed alla base di quei problemi c’erano stati contrattempi che non erano ascrivibili a concrete cause di forza maggiore. In questo caso a San Marino le problematiche sono state più di una, e la mancanza di gare sulla terra non può essere una giustificazione, per uscirne prennemente indenni. Anche perché parlando di merito nel 2023, l’ultimo anno della terra nel CIAR, oltre a Monza nella massima serie c’era proprio il San Marino, una scelta di equilibri molto meno di meritocrazia all’interno del CIRT. Per non tirare in ballo un Brunello già XXL ma poco propenso ad adeguarsi agli standard al ribasso della terra.

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