RALLY, NON C’E’ FUTURO SENZA PUBBLICO

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Il pubblico nei rally è sicuramente uno dei dossier più spinosi dall’inizio degli anni 2000, immergersi in un bagno di folla durante un rally oramai è diventata un esclusiva del WRC e di pochissimi eventi (vedi rally Legend). Addetti ai lavori ma soprattutto gli organizzatori decantano l’importanza del pubblico in presenza, ma nessuno fa niente per avvicinarlo.

La sopravvivenza dei rally passa da tanti aspetti, regolamenti tecnici e sportivi, i costi e l’inevitabile crisi degli iscritti, con una base in contrazione oramai da anni, ma nessuno ha mai messo seriamente l’accento sul pubblico che in questi venti anni si è ridotto ai minimi termini, ed è letteralmente in via di estinzione. Sulle speciali si fatica ad avvicinare un pubblico giovane, capace di garantire un ricambio ad un sempre più ridotto manipolo di irriducibili. Ma la sopravvivenza, quella vera, dovrà passare inevitabilmente dal riportare la gente a bordo strada, che deve diventare una risorsa. Dagli eventuali introiti dei ticket come si vede in molte gare del WRC a pagamento e non solo, ma anche per avvicinare nuovi partner locali, attratti dalla capacità di trascinale pubblico sul territorio. Per ritornare a moltiplicare i numeri la priorità è costruire degli eventi a dimensione degli spettatori, quello che a parole tutti vogliono, ma nella pratica appena si chiude la strada si riaccende la guerra spettatori Marshall. Organizzatori e le federazioni, con le loro direttive, pesano esclusivamente ai layout sportivi: quattro per due, tre per tre ecc .. (WRC compreso). Ma appena scatta la gara a salire in cattedra è la sicurezza, ed a quel punto emerge lampante che per gli spettatori non è stato predisposto niente. Spesso anche gli accessi alle zone per il pubblico, diventano una sorta di percorso a ostacoli, adatti a forgiare dei militari. Per riportare il pubblico a bordo strada serve pensare e costruire delle gare a dimensione del pubblico, l’esempio non abbiamo bisogno di andare a trovarlo nel profondo nord, basta valicare il confine ed andare in Austria dove tutte le gare sono costruite come degli eventi a forte impatto territoriale. Questo non significa fare passare la sicurezza in secondo piano, al contrario quando si vanno a creare zone e soprattutto accessi facili e volendo anche dei servizi dedicati, automaticamente si riducono ai minimi termini le criticità. Troppo spesso quella che viene derubricata come indisciplina è un effetto del tutto vietato. Dall’altra parte della barricata lo zelo dei Marshall è la conseguenza di una macchina della sicurezza che continua a reputare il pubblico un problema, e mette sotto pressione i commissari di percorso con la parola d’ordine “vietare”. Una combinazione esplosiva capace di moltiplicare le situazioni critiche, creando conflitti gratuiti da una parte, ed allontanando dall’altra chi non è un appassionato purista e dopo avere visto poco o niente, camminando e arrampicandosi in mezzo ai rovi, difficilmente ritornerà a vedere una gara.

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