Purtroppo il decreto del presidente della repubblica necessario per l’insediamento di Geromino La Russa ai vertici dell’ACI, continua a farsi attendere e nel frattempo i due dossier bollenti, assicurazioni e la crisi della terra, rischiano di non essere risolti e la sopravvivenza della terra è sempre più a rischio, ma nessuno se ne occupa concretamente.
Il commissario straordinario è chiamato all’amministrazione ordinaria, oltre al risanamento dei conti degli ACI in forte stato debitorio. Tutto sommato gli importanti cambiamenti portati alle serie tricolori, ed un approccio non proprio neutrale nel caso Sardegna, più che ordinari sono sembrati sbilanciati verso lo straordinario. Dall’altro canto però due dossier di vitale importanza per il motorsport made in Italy: assicurazioni e la crisi della terra sono stati quasi completamente ignorati. Due faldoni complessi ai quali non è semplice dare delle risposte, e con meno di due mesi alla fine dell’anno il neo presidente La Russa rischia di non avere il tempo per provare a dare queste risposte prima dell’inizio della stagione venti ventisei. In queste due righe restiamo sull’argomento più di attualità la crisi della terra; culminata nella cancellazione del Rally delle Marche, una gara che non può certo essere derubricata ad un singolo caso. Su Tuttorally on-line il collega Matteo Deriu ha messo a confronto gli iscritti del 2024: 401 equipaggi per una media a gara di 67 vetture, precipitata (sfiorando il dimezzamento) ai 268 di quest’anno, ovvero 45 a gara, un crollo verticale. Se vogliamo essere più realisti del re e mettere dentro i teorici 28 delle Marche (cancellato), non si va oltre i 300 equipaggi. Numeri insufficienti a garantire la sopravvivenza con i soli iscritti di qualsiasi gara. Una situazione che richiede una serie di interventi immediati, quantomeno meno per arginare il fenomeno che rischia di colpire duramente il bacino, oramai quasi a secco delle gare sulla terra. Nessuno ha la pretesa che ACI Sport metta dei soldi sulle singole gare del campionato, ma degli interventi per tagliare alcuni costi accessori, potrebbero essere un importante aiuto per invogliare qualche nuovo organizzatore. Ed andare incontro a quei due o tre che hanno tenuto in piedi la baracca sino ad oggi, nonostante le difficoltà. Per quanto riguarda piloti e vetture l’argomento è molto più complesso, nel senso che non basta voltarsi indietro e andare a rispolverare quello che è stato messo nell’armadio, troppe le varianti dell’equazione che sono cambiate, ed ogni soluzione va ponderata tenendo ben presente la situazione attuale. Un esempio classico sono le classifiche e i premi con i quali si è tentato di togliere dai garage le vecchie gruppo N, iniziativa apprezzabile che anche a noi non sembrava avere controindicazioni, ma in realtà ha smosso pochissime vetture. La cosa più sbagliata che non si deve fare è mettere nel dimenticatoio il caso marche, per andare poi a liquidarlo di fronte agli iscritti del Brunello, che se resteranno in linea con l’anno passato potrebbero aggirarsi dai 60 ai 70 equipaggi. Dimenticandosi che è una gara a se stante, dove si è lavorato molto sull’evento e molti equipaggi locali e non lo hanno messo in programma da inizio stagione.
