L’ERC RESTA A QUOTA 7, IL BUDGET PIANGE

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Dopo che l’Ungheria ha gettato la spugna è seguito un lungo silenzio, ed alla fine la WRC Promoter ha dovuto alzare le mani accontentandosi di mandare in scena un Europeo a sette gare. Tante le ragioni ma in primis ci sono le richieste della WRC Promoter, un gettone di promozione sproporzionato al valore mediatico dell’ERC.

Da quando Eurosport ha ripreso l’ERC, dopo essere diventato una sorta di cenerentola con l’avvento dell’IRC International Rally Challenge, con il passare delle stagioni ha ritrovato una nuova linfa vitale, anche se qualche malumore era già venuto a galla per le richieste economiche. Già allora più di una gara aveva mollato, ritenendo le richieste insostenibili e qualcuno aveva anche sbattuto rumorosamente la porta. Con l’avvento della WRC Promoter le richieste si sono impennate, ed anche se il giochetto di fare da parcheggio al WRC, ha allettato un paio di gare senza problemi di budget, ha allontanato gare di ottimo livello. Oggi che Croazia (parcheggiata l’anno scorso), Canarie (promossa nel WRC da un anno) ed Estonia (parcheggiata nel 2024) sono in pianta fissa nel WRC, saltata l’Ungheria non si è più riusciti a trovare uno straccio di gara disposto a rilevare lo slot lasciato vacante. La difficoltà a trovare una sostituta sicuramente è risultata amplificata dal fatto che si dovrebbe trattare di uno slot terra, le gare belle e importanti in giro per l’Europa non mancano ma in molte di queste per esigenze pratiche i chilometraggi si sono ridotti attorno al centinaio di chilometri. Raddoppiare la lunghezza comporta un sforzo economico non indifferente, figuriamoci se a questo andiamo a sommare un gettone promozione di poco inferiore a quello del WRC. La difficoltà a reperire delle gare sulla terra, a meno che la WRC Promoter non cambi radicalmente filosofia, si andrà inevitabilmente amplificando. Sotto il profilo puramente promozionale replicare pari, pari la strategia del WRC ha rappresentato un mezzo passo indietro, perché non si è tenuto conto degli echi creati dalla comunicazione dei costruttori a cominciare dal materiale fotografico a quello video. Se per gli appassionati puristi riproporre lo streaming integrale di ogni evento ha soddisfatto tutti, sul piatto televisivo il piatto piange alla grande, ed a fare la differenza sui grandi numeri resta sempre il piccolo schermo, figuriamoci se poi lo streaming non è in chiaro ma è a pagamento. Ad un certo punto ci sono stati anche degli abboccamenti con la Sardegna, mai realmente decollati perché frenate da problemi pratici non indifferenti a cominciare dalla mono fornitura degli pneumatici nel WRC, ed altri dettagli solo apparentemente secondari. Inoltre è ancora abbastanza vivo il ricordo del Catalunya 2022 valido per WRC, ed ERC, un flop totale con una gara asfalto, figuriamoci su un fondo in terra partendo in coda al WRC.

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