Il problema pubblico al rally Montecarlo si è presentato nuovamente in maniera abbastanza evidente, nonostante i numeri fossero simili a quelli dell’anno passato, complice la neve e il maltempo il controllo degli spettatori ha allargato le sue maglie, ed a qualche giornata dalla fine della gara il responsabile della sicurezza ha puntato il dito esclusivamente sul pubblico.
La posizione della FIA nei confronti del pubblico, con le dichiarazioni nella passata settimana di Nicolas Klinger, il responsabile alla sicurezza della Federazione, ha sollevato più di una perplessità, perché liquidare il tutto con l’indisciplina di pochi è molto semplicistico. Altrettanto facilista è l’assoluzione del organizzazione monegasca, più o meno l’opposto di qualche anno addietro quando una gestione federale a trazione anglofona avrebbe messo in croce l’ACM. In realtà i problemi con lo streaming erano sotto gli occhi di tutti, soprattutto in una gara dove alcune zone pubblico non erano un esempio di sicurezza, quindi vagliate ed approvate anche dalla FIA. Con le condizioni particolarissime delle strade, ed un aderenza azzerata vista la larghezza delle gomme e la lunghezza dei chiodi, il rischio uscite si moltiplica anche in zone generalmente sicure. Un esempio è l’uscita di Solberg, in condizioni di asciutto oppure di solo bagnato in quel prato non ci sarebbe mai finito, né tantomeno si sarebbe notata la presenza appena alle spalle della palizzata abbattuta di tre, quattro persone, che solamente qualche metro più in la avrebbero rischiato di essere toccati. Ma tornando alle zone sicure dedicate e organizzate per il pubblico, ci sarebbe qualcosa da dire non solamente al Monte ma anche in numerose gare del WRC, comprese quelle dalle medie stratosferiche, che sotto il profilo sicurezza sono intoccabili e solo a pensare male si commette peccato. In realtà la sicurezza è un dossier molto delicato che non si può risolvere affidandosi a una o due figure che giocano a fare i poliziotti, mai definizione più calzante visto che qualche anno indietro alcuni di questi uomini volevano lavorare sul riconoscimento facciale. Verrebbe da pensare che qualcuno ha visto troppi telefilm polizieschi, anche perché il problema non bisogna inseguirlo, ma bisogna prevenirlo e essere pronti eventualmente ad arginarlo. Considerato che generalmente si tratta di tre quattro speciali da controllare al giorno, ed in molte di queste ci sono anche pochi accesi, e questo si traduce in lunghi tratti di parecchi chilometri dove non c’è anima viva oltre ai responsabili di percorso. In tutta onesta parlare di un cinque per cento è abbastanza riduttivo, a meno non si voglia solamente includere i più temerari che si sono spinti a bordo strada. Una maggioranza di questi era in posizioni più defilate, ma pur sempre a rischio visto che in quelle condizioni le zone a rischio si moltiplicano. L’errore sta nel pensare di risolvere il problema sicurezza pensando a senso unico; spesso a bordo di una vettura sicurezza con la mentalità di un pilota. Queste devono essere pensate per il pubblicol dalle zone spettatori, al loro controllo, ed eventuali camminamenti predisposti per raggiungerle, altrimenti si creano situazioni critiche destinate a deflagrare, come è successo in questo caso quando il numero diventa straripante.
