IL CIAR SCOMMETTE SUI CHILOMETRI

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In questi giorni si è fatto un gran parlare di validità e date per la stagione venti ventisei, ma se nella massima serie tricolore non ci sono stati scossoni particolari, qualcuno comincia a fare di conto con l’importante aumento dei chilometri cronometrati portati ad un minimo di 140 chilometri a un max di 160, una vera e propria scommessa che rischia di falcidiare gli iscritti.

Passare dai limiti chilometrici del CIAR venti venticinque, con la sua forbice compresa tra i cento chilometri minimi e i centoventi massimi, ai centoquaranta, centosessanta della prossima stagione è un salto invocato da molti, con ragioni solidissime, ma lascia abbastanza perplessi arrivarci con un balzo così lungo in avanti. A parte la nostra contrarietà ai limiti massimi, che non dovrebbero esistere, punto e basta; passare dal minimum 100 a 140 è un passo bello lungo, forse troppo da digerire in una sola stagione. Fissare un tetto a centoquaranta, oppure centocinquanta chilometri avrebbe avuto più senso con una tappa intermedia a metà strada, se non altro per fare degli aggiustamenti in corso d’opera e non arrivarci in maniera traumatica. Con il rischio di ritornare indietro nel 2027, ed andare a replicare le retromarce del dopo covid, quando si è rimasti a quota 100 per due anni, per poi passare a 120 nel 2022 e ritornare a 100 chilometri l’anno seguente. Un balletto che ha messo a nudo una gestione che brancolava al buio, incapace di fare sintesi una volta sentite le parti interessate e darsi una linea e degli obbiettivi precisi. Ripetersi sarebbe assolutamente controproducente; arrivare alla fine della prossima stagione e tornare nuovamente indietro è un passaggio da evitare tassativamente. Di sicuro con questa iniezione di chilometraggio i costi complessivi di una gara aumenteranno a cominciare dai noleggi, ed inevitabilmente gli elenchi iscritti del CIAR si andranno a impoverire, probabilmente anche in maniera importante. Quest’anno la media di iscritti a gara ha raggiunto i settanta equipaggi, ma se torniamo indietro al 2018, un periodo economicamente più florido, quando però l’asfalto del CIR proponeva cento cinquanta chilometri, si era scesi sotto quota settanta. Ed è difficile credere che le prove di CRZ che vanno via in parallelo possano aumentare più di tanto i loro numeri. Non sta certamente ad una rivista fare delle proposte per mantenere alta la partecipazione, il nostro deve essere semplicemente un pungolo per stimolare a fare gare dignitose ma aderenti alle nuove necessità. Altrimenti si rischia di fare come in passato il passo del gambero, tornando a vecchie ricette senza tenere conto della realtà attuale e quindi apportare adeguati correttivi.

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