Anche quest’anno il pilota di Roisan ha fatto la voce grossa nella Coppa Rally di Zona 1 portando nella sua amata Vallée l’ennesimo campionato che va ad arricchire una carriera costellata di grandi successi, e che lo ha consacrato come uno dei maggiori protagonisti dei rally italiani dell’ultimo ventennio.
Quando pensiamo alla Valle D’Aosta non facciamo riferimento solo alle sue splendide montagne e ai paesaggi da cartolina, ma anche al suo rally e ai tanti piloti locali che nel corso dei decenni hanno saputo mettersi in luce nella gara di casa e non solo, dimostrando come la passione per questo sport sia ben radica nella regione. Il primo che ha contribuito a far innamorare un’intera generazione di rallysti, e a rendere così popolare i rally in questo piccolo angolo d’Italia, è stato sicuramente Remo Celesia, campione che ha scritto pagine importanti del motorsport. Scomparso tre anni or sono, c’è da scommettere che da lassù possa continuare a sorridere vedendo che la tradizione rallystica valdostana viene portata avanti con tenacia da quello che può essere considerato il suo erede designato: Elwis Chentre. Classe 1975, impiegato presso il comune di Roisan, fin dalla tenera età ha sviluppato una mentalità molto competitiva grazie alle prime gare sugli sci, arrivando qualche anno più tardi a competere con le moto vincendo tre campionati italiani. Il passaggio ai rally, agli inizi degli anni Duemila, si è rivelato altrettanto vincente, e a parlare sono i risultati ottenuti negli ultimi vent’anni: dalla vittoria nel TRA 2009 all’esperienza maturata nel CIR con la Peugeot 207 S2000 marchiata Vieffecorse, dove spesso e volentieri metteva il naso davanti a gente come Paolo Andreucci e Luca Rossetti, passando in seguito alla parentesi marchiata Skoda nel campionato ceco con la Fabia R2, per poi arrivare agli ultimi anni con i successi nell’IRC 2016 e la Coppa Italia 2021, senza ovviamente dimenticare le cinque vittorie nella gara di casa (un’impresa unica nella storia dell’evento) a fare da ciliegina sulla torta. Infine, dal 2021 ad oggi, la Coppa Rally di Zona 1 continua a parlare valdostano grazie a lui e ai risultati conseguenti al volante della Skoda Fabia Rally2 Evo del team D’Ambra.
– Elwis, quest’anno ti sei aggiudicato per la settima volta la CRZ 1. Se devi tracciare un bilancio della stagione cosa ci puoi dire?
“Nel complesso è andata molto bene, ci tenevamo a vincere la zona. Sicuramente non è stato facile perchè ad Alba, al primo appuntamento della stagione, si era presentato Caffoni, in una gara da coefficiente 1,5. Abbiamo battagliato per tutto il rally ma per una manciata di secondi ha avuto la meglio e ci siamo accontentati del secondo posto. La realtà è che nel primo passaggio della Diano D’Alba abbiamo fatto un testacoda che si è rivelato decisivo nel decidere le sorti della gara. Senza quei secondi persi avremmo potuto iniziare l’anno con una vittoria. Diciamo che l’unico errore che recrimino un pò è quando al Valli Ossolane mi sono ritirato a causa di una toccata e ho lasciato parecchi punti per strada, ma a parte questo non posso fare altro che ringraziare come sempre il team D’Ambra per averci sempre dato una macchina all’altezza della situazione e molto affidabile. Senza questi due elementi non avremmo potuto portare a casa il titolo.”
– Parlando sempre di CRZ, cosa pensi della presenza in questo campionato delle WRC Plus?
“Dal mio punto di vista non dovrebbero essere presenti perchè è sbagliato che venga istituito un campionato dove le Rally2 dovrebbero essere la classe regina e ti ritrovi delle macchine che sono trasparenti ma che però nei fatti vanno a vincere le gare. Bisognerebbe istituire una classifica separata, così si accontentano tutti, perchè se si trova la gara tutta asciutta e veloce è impossibile lottare contro queste vetture in quanto il gap prestazionale tra le due tipologie di auto è molto alto. Se non si vuole fare la classifica separata, un’altra soluzione potrebbe essere quella di non farle correre nelle gare titolate. Infine per chi come me fa la Zona è uno smacco perchè vincendo loro la gara ti fanno perdere immagine, cosa che invece agli sponsor interessa molto.”
– Detto delle Plus, secondo te ci sono delle cose da migliorare, o magari introdurre, nelle gare della Coppa Rally di Zona?
“Secondo me la formula migliore per la CRZ sarebbe quella di aggiungere qualche chilometro, perchè 60 km sono veramente pochi, e allungare le gare. Di conseguenza si andrebbe anche ad aumentare il chilometraggio delle prove, perchè fare speciali da 5 km non ha molto senso e non si riesce neanche a fare la differenza. Altra cosa, di fronte al fatto che mediamente facciamo sei prove speciali, non si dovrebbe fare solamente un assistenza ma fare disputare due prove e poi assistenza, altre due prove e di nuovo assistenza, e così via. Quello che suggerisco andrebbe ad aiutare un pò tutti perchè se fai tre prove – assistenza – tre prove bisogna partire per forza con gomme nuove. Invece se si fanno due prove e un’assistenza uno può anche permettersi di risparmiare un pò sulle gomme e utilizzare qualche treno usato. Inoltre avere due assistenze al posto di una è sicuramente meglio a livello di sicurezza perchè se ho bisogno di un intervento i meccanici possono intervenire sulla vettura. Ultima cosa, non facciamo i riordini da un’ora e poi l’assistenza di mezz’ora ma semmai il contrario. Pensiamo soprattutto a quelli che corrono con le macchine più piccole, dove magari ci sono amici che si danno una mano nelle assistenze, non facciamoli fare le cose di corsa quando poi vengono tenuti un’ora fermi in riordino. Alla fine è sempre un discorso di sicurezza anche questo.”
– Delle gare della CRZ 1 c’è n’è una in particolare dove riesci ad esprimere al meglio il tuo stile di guida?
“Direi Alba, ma anche il Rally delle Merende a Santo Stefano Belbo, perchè hanno delle prove in cui si riesce a fare la differenza grazie alla presenza di punti veloci, a volte stretti e guidati, dove devi avere il coraggio di mantenere la velocità. Ovviamente non posso dimenticare la mia gara di casa, il Rally Valle d’Aosta. La prova di Saint Marcel la potrei definire completa: discesa, tornanti, dossi, asfalto vecchio e nuovo, e dove si ha un continuo cambio di ritmo.”
– Guardando alla tua carriera si può dire che Elwis Chentre ha saputo andare forte non solo sull’asfalto ma anche sui fondi polverosi. Quanto ti manca correre sulla terra?
“Ammetto che un pò mi manca. Quando ho avuto la fortuna di fare il CIR con una macchina all’altezza mi sono tolto la soddisfazione di vincere delle prove speciali sulla terra, e a dire la verità sono sempre andato molto bene su questo fondo. Probabilmente arrivando dalle moto, e nello specifico dal trial, mi trovavo con una buona sensibilità quando guidavo sulla terra, però ammetto che per andare forte bisogna essere allenati e se dovessi di nuovo fare una gara non escludo che potrei fare fatica. Della terra conservo un bellissimo ricordo legato al Prealpi Master Show del 2010 quando corsi con la Peugeot 207 S2000. Quell’anno al via della gara c’era anche un certo Juha Kankkunen con la Ford Focus WRC ufficiale, la stessa che avrebbe poi usato Mikko Hirvonen al Motor Show di Bologna, e il primo passaggio sulla prova di Farra di Soligo l’avevo vinto io davanti all’asso finlandese.”
By Matteo Serena
