Le concomitanze nei calendari rally made in Italy sono da sempre uno dei principali problemi che tengono banco da novembre a dicembre. Nel caso particolare tra la seconda divisione oggi ribattezzata Challenger e l’IRC, la serie privata made in Italy, le concomitanze scomode si sono puntualmente ripetute senza fare nulla per evitarle, ma finalmente gli attriti sembrano sopirsi.
Visto l’affollamento dei calendari rally made in Italy, le concomitanze scomode a volte sono difficili da evitare, ma nel caso del campionato italiano rally Challenger (prima TIR, CIRA e CI WRC) e l’IRC la serie internazionale privata made in Italy era difficile non ravvisare una certa volontà nel non trovare soluzioni. Non è sicuramente un caso queste siano state una costante in tutti gli anni venti, nella stagione che ci lasciamo alle spalle sono stati il Salento e il Taro, ma ogni anno si sono ripetute una o due di queste concomitanze. Oggi con il nuovo corso federale il muro contro muro si è ammorbidito e l’ascia di guerra sembra sia stata finalmente sepolta, ed ha passato la mano ad una sana concorrenza sportiva, uno stimolo importante per evolversi e risultare maggiormente innovativi. L’International Rally Cup, anche se non ha ancora calato le sue carte per la nuova stagione, con l’uscita di scena del San Martino di Castrozza sta veleggiando verso un venti ventisei a quattro round. Più che probabile la conferma di Elba, Taro, Casentino e Carnia, quattro gare ossatura portante della serie. Con le decane della prima ora Taro e Casentino, l’Elba sembra avere trovato una sua dimensione ideale all’interno di questa serie, assieme alla Carnia entrata nel 2024 per il primo anno. Nella stagione che si è appena conclusa, numeri alla mano le due serie hanno dimostrato, di avere due bacini di iscritti di tutto rispetto; l’IRC ha confermato la sua grande capacità portare in tutti gli appuntamenti del campionato un numero di iscritti senza pari. Mentre nel TIR a fare da traino sono le gare con una grande presa territoriale, rinforzata dall’importanza di un campionato tricolore che continua ad essere un discreto richiamo. A dimostrazione che nell’attuale panorama c’è spazio per entrambi i campionati e dà torto a chi vorrebbe una sola serie tricolore (il CIAR e basta), nel nome non si sa bene di quale filosofia per cui avere più titoli in palio sminuisce il campione Italiano. Eppure quest’anno è chiaro che il campione è Basso, ed il titolo TIR di Crugnola non cambia la percezione di chi sia il numero uno. Mentre la vittoria IRC di Avbelj ha comunque dato qualcosa in più a livello immagine allo sloveno, lo stesso vale per Corrado Pinzano vincitore del TIR l’anno passato, spazi che nel campionato maggiore verrebbero fagocitati da chi vince la gara, e da chi va a podio. Non è invece ancora chiaro se il regolamento tornerà a liberarsi da quelle regole che ingabbiano tutto, permettendo così all’IRC di dare maggiore respiro ai suoi chilometraggi. La strada intrapresa però sembra finalmente portarci fuori dall’incubo dove per muovere mezzo passo fuori dagli schemi, si era obbligati a domandare deroga per ogni minuzia e passare sotto le forche caudine di una visione dove nulla può uscire dagli schemi.
