BEN SULAYEM VERSO L’ACCLAMAZIONE

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Con l’ennesimo rinvio di una decisione da parte del tribunale di Parigi sulla regolarità del protocollo elettorale della FIA, contestazione depositata a fine ottobre dalla candidata svizzera Laura Villars, l’elezione del presifente FIA si terrà regolarmente il 12 Dicembre a Tashkent, la capitale dell’Uzbekistan, ed a questo punto senza avversari Ben Sulayem vola verso una votazione per acclamazione.

La corte di prima istanza parigina visionata la domanda presentata da legali di Laura Villars, dopo avere rinviato la sua decisione dalla prima decade di novembre alla data del 3 dicembre, si è presa altro tempo, ed a questo punto le elezioni del 12 dicembre a Tashkent in Uzbekiastan si terranno regolarmente. Mohammed Ben Sulayem, grazie al regolamento elettorale che ha lasciato al palo i suoi rivali sarà l’unico candito ammesso alle elezioni per il nuovo mandato quadriennale, e come per molti dei suoi predecessori sarà un elezione per acclamazione. La corte nello specifico ha ritenuto di dovere approfondire nel merito l’esposto portato dalla Villars, ed ha stabilito una prima udienza per il 16 febbraio 2026. In pratica si è spedita la palla in tribuna nella speranza l’arbitro fischi la fine del match, ovvero che driver svizzera getti la spugna e rinunci alla sua contestazione di un sistema elettorale che di fatto oggi rende impossibile la presentazione di una candidatura alternativa. Secondo la memoria presentata, queste regole sarebbero in contrasto lo statuto della FIA, e con gli standard di democrazia e pluralismo del diritto francese cui la federazione è soggetta perché con sede a Parigi. L’obiettivo dichiarato non è solo ottenere l’apertura alla propria candidatura, ma anche fissare un precedente giuridico che obblighi la Federazione a riformare in profondità il proprio processo elettorale. Quelle che sono le prole d’ordine degli avversari di Ben Sulayem trasparenza e democrazia da tutta questa vicenda ne escono con le ossa rotte. Parlare però del presidente proveniente dagli emirati come di un autocrate fa abbastanza sorridere, visto che con Todt il presidentissimo precedente nessuno ha mai tentato ad abbozzare nemmeno l’idea di una candidatura. Perché come con Mosley prima candidarsi rappresentava una sorta di scomunica a vita.

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