L’assalto alla presidenza FIA dopo avere sbattuto contro i cavilli dei regolamenti elettorali dell’organo che governa il motorsport ha visto sfumare le tre candidature che hanno sfidato Ben Sulayem, ed il tribunale di Parigi chiamato ad esprimersi sulla legittimità di queste elezioni dalla data inderogabile del 10 novembre ha rinviato la sua decisione al 3 dicembre.
Il tentativo di affidarsi alla giustizia ordinaria da parte della candidata svizzera Laura Villars, per tentare di stoppare le elezioni presidenziali FIA, fissata da un tribunale di Parigi per il 10 novembre per il momento ha sbattuto la faccia contro i tempi della giustizia che ha rinviato ogni decisione al 3 dicembre. In pratica si andrà ad una decina di giorni dalle elezioni previste in occasione del consiglio mondiale di fine anno, il 12 dicembre a Tashkent, in Uzbekistan. Nel frattempo la svizzera Laura Villars e la candidata belga Virginie Philipott, hanno visto rigettare le loro candidature perché non soddisfano i criteri elettorali, lo stesso motivo che aveva convinto il candidato made in USA Tim Mayer nel mese passato a gettare la spugna. E’ evidente che il presidente in carica Ben Sulayem prosegue dritto nel suo cammino, ed è difficile immaginare un intervento last minute a gamba tesa, del tribunale di Parigi su un argomento delicato e complesso legato alla democrazia interna di una federazione internazionale sportiva. Il cavillo legato alla candidabilità della sola Fabiana Ecclestone per la regione sudamericana, non è sicuramente un trionfo della democrazia, ma dalla parte di chi contesta, questo doveva essere una bandiera ancora prima di presentare la candidatura. L’esplosione di questo caso a poche settimane dall’ufficializzazione della lista dei candidati, non depone sicuramente a favore di chi ha dovuto gettare la spugna, dimostrando un assoluta leggerezza per non dire inadeguatezza di queste candidature. La democrazia è un tema importante, ma trattandosi dell’organo che governa il motorsport nel mondo, la competenza va ben oltre il principio dell’uno vale uno. Se la candidatura dello statunitense Mayer risultava deboluccia, soprattutto sotto il profilo pubblico, fondamentale per raccogliere consensi, con i suoi 59 anni, ed i tanti ruoli ricoperti nel motorsport una competenza c’è, ed è innegabile. Nel caso della Villars 28 anni, e della Philippot con i suoi 33 anni la giovane età non depone a loro favore, ma ancora meno le loro esperienze gestionali di una macchina tutt’altro che facile da governare.
