La proroga delle attuali commissioni sportive di ACI Sport si conclude a fine di maggio, e c’è da sperare i tempi non si allunghino ulteriormente perché da queste dipendono tutte le attività di base, la maggior parte di queste in fortissima sofferenza alle quali bisogna tornare a dare fiato, rilanciandole o inventando nuove formule in grado di avvicinare nuovi soggetti.
Purtroppo quando si parla di discipline di base, propedeutiche ad avvicinare volti nuovi al motorsport, il discorso troppo spesso va di pari passo con i rally, che stanno attraversando un momento di transizione assolutamente delicato, mentre molte delle attività di base sono letteralmente sparite, ed altre stanno boccheggiando. Al contrario si stanno allargando a macchia d’olio le iniziative più disparante a basso contenuto agonistico, legate al motorsport degli enti di promozione più disparati. Un segnale che anche se i tempi cambiano le attività di base non hanno perso la loro forza attrattiva, perché se da una parte tra chi partecipa troviamo gente che gravita o ha gravitato nell’ambiente motorsport, c’è anche una forte componente di ragazzi attratti da questo mondo. Uno dei principali problemi legati all’attività di base promosse dalla federazione, è un esagerata professionalizzazione che contribuisce ad impennare i costi per chi corre, ma soprattutto per chi organizza. Non è un caso tra le discipline sparite, quasi tutte hanno resistito negli ultimi anni della loro vita grazie a un manipolo di gare che assegnavano il titolo tricolore, con alle spalle un calendario di specialità azzerato, senza nemmeno una sola gara senza alcuna validità. Una sorta di storia che oggi stiamo vivendo nei rally sulla terra, che nel caso salti una gara faticano a trovare un rincalzo, perché le non titolate sono un paio quando va bene. Ed in casi come il Prealpi non c’è nessuna voglia di snaturare una gara nata diversa, che nel tempo è riuscita a cementare un suo consenso. Il successo di questa nuova gestione ACI a livello sportivo, potrebbe passare non solamente nell’avere in Italia una gara mondiale WRC oppure di Formula 1, o delle serie nazionali da vetrina come il CIAR, di buon successo. La vera scommessa è quella di riuscire a rilanciare l’attività di base e tornare così ad allargare la base dei praticanti, un cammino a lungo termine che non si può certamente risolvere nei quattro anni di mandato. Ma è adesso che vanno gettate le basi, per raccogliere i frutti nei successivi mandati, altrimenti lentamente andrà a spegnersi tutto. Un operazione che per avere successo dovrà scendere a compromessi, o meglio ad una riappacificazione con gli enti di promozione. In questo lavoro di rilancio devono essere degli alleati e non dei nemici da odiare e ostacolare con tutti i mezzi. Le nuove commissioni saranno uno dei nodi più importanti da sciogliere, perché dai loro nomi si capirà se c’è la volontà di cambiare passo, e non continuare con l’immobilismo che ha regnato negli ultimi dieci vent’anni.
