MONZA DOSSIER PUBBLICO

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Visto che era facile prevedere si trattasse del capitolo più spinoso lo abbiamo lasciato per ultimo, per avere un quadro completo della situazione dallo shakedown alla power stage visto che si è trattato di tre giornate di gara differenti e distinte ognuna con le sue problematiche. Un viaggio che iniziamo fuori dall’autodromo sulle speciali della Bergamasca.

Innanzi tutto, bisogna premettere che sulle speciali di Bergamo l’affluenza è stata quella delle grandi occasioni, con la speciale di Selvino andata letteralmente sold out, regalando alla gara una cornice degna di un mondiale. Tante e variegate sono state le critiche, come era facile prevedere perché guardando i programmi certe criticità erano abbastanza evidenti, almeno per chi le gare del mondiale non le vive in maniera occasionale. Iniziamo il nostro viaggio dalle zone dedicate al pubblico, troppo poche per non pensare non sarebbero state minimante sufficienti, a dirla tutta forse non sarebbero nemmeno bastate l’anno passato, quando l’evento era a porte chiuse in una regione in zona rossa dove vigeva il divieto di spostarsi da un comune all’altro. Zone dove l’unico allestimento erano le delimitazioni, ed una presenza di commissari rinforzata ma in alcuni casi gli spazi ridotti provocando veri e propri ammassamenti. Uniti al divieto di camminare in speciale (comprensibile dal punto di vista sicurezza), ma senza avere previsto dei sentieri o dei passaggi per andare in altre zone, attriti tra spettatori e commissari sono all’ordine del giorno. Noi abbiamo preso in considerazione il peccato originale, poco interessa se nato da una sottovalutazione della risposta del pubblico, oppure dalla volontà di favorire la gente a scegliere l’autodromo. Perché dagli sfoghi dati in pasto ai social ognuno alla fine ha esposto la propria esperienza personale, quasi sempre senza un’analisi approfondita si è trovato il proprio responsabile. Direzione gara, organizzazione, i soliti indisciplinati e viste le cadute i casi di ubriachezza molesta. Come non comprendere lo sfogo di chi sulla Costa Valle Imagna si è visto sospendere per ben due volte la speciale, ma dare contro la direzione della gara a priori è scontato come prendersela con gli indisciplinati, un perfetto capo espiatorio visto che questa frangia sono sempre gli altri. Da una parte il pubblico dovrebbe essere visto come un plus valore essenziale, parte integrante della gara, ma anche il pubblico deve entrare in un’ottica di pretendere dei servizi ed avere il giusto rispetto ma questo a un prezzo. Nelle gare dove si paga un ingresso sospensioni e cancellazioni sono eventi rarissimi, il non camminare in speciale in certe gare è la normalità ed è inesistente l’indisciplina, ma esistono corridoi e sentieri indicati e parcheggi a doc, in alcuni casi con delle navette. Certo che se da una parte continua a prevalere l’idea che gli spettatori sono un fastidio, mentre dall’altra tutto è dovuto come dalla notte dei tempi, non si va da nessuna parte. Ed a proposito della parola che per molti è eresia pura, “ticket”, non vogliamo nemmeno tirare in ballo il nord Europa, per la maggioranza degli addetti ai lavori e di una larga parte del pubblico è semplicemente impensabile. Eppure, correvano gli anni Ottanta e per vedere uno slalom si pagava un biglietto, nelle salite ancora oggi si paga ed il mondo non è crollato.

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