IL WRC 2021 IN VERSIONE RIDOTTA

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Chi tira le redini del WRC continua a comportarsi come se nulla stesse accadendo, rinviando le decisioni emergenziali, rimpallandosi le decisioni finali con gli organizzatori, ed a giugno quando non c’era lo straccio di un calendario 2020 il consiglio mondiale ne ha approvato uno 2021 che però già ora fa a pugni con una realtà internazionale magmatica.

Se sbagliare è umano e perseverare è diabolico, al timone del WRC più che di perseveranza sembra si faccia finta di non essere in mezzo ad una tempesta e giorno dopo giorno la nave è sempre più in balia delle onde. Mentre a fatica si stanno tirando le fila del 2020, i primi contatti per la formazione del calendario 2021, sembrano proporre schemi totalmente differenti da quelli di una bozza stilata (a fine 2019) in base al principio di rotazione e da termini contrattuali resi obsoleti dagli eventi di questi mesi. Oramai è abbastanza chiaro che le uscite extraeuropee rischiano di essere ridotte ai minimi termini, considerato che la situazione epidemica attuale porta a presagire forti limitazioni ai viaggi in centro e sud America, ed in Africa almeno sino alla prima metà del 2021, quando potrebbe essersi già sviluppata una significativa campagna di vaccinazioni. Difficile intravedere spiragli anche per il continente Oceania, dove i controlli alle frontiere sono sempre stati stringenti mettere in cantiere gare un appuntamento per il nuovo calendario che non sia per ottobre oppure novembre è utopia pura. Ma anche in Europa la situazione è a dire poco traballante, le gare che riusciranno a portare via l’edizione 2020, Estonia compresa, potrebbero andare a riconferma quasi automatica. Ma visto l’impegno del Deutschland per portare a casa la gara di quest’anno, non solo è sicuro si lasci la rotazione alle spalle, ma probabilmente acquisirà un potere politico tale da garantirgli qualche anno di sicura permanenza, preferibilmente nella data agostana. Di sicuro ci sarà un ritorno della gara Catalana, mentre la situazione del Portogallo a livello economico di dubbi ne desta parecchi, anche se oggi spergiura che sarà presente. Rientro quasi scontato per Galles e Finlandia, ma anche in questi due casi qualche punto interrogativo resta per la facilità con la quale hanno passato la mano, pensando al mero interesse economico legato al pubblico. A giugno si era parlato di un mondiale ridotto a dodici gare, ma il rischio di faticare a metterne assieme dieci è più che concreto. Un salvagente per la Svezia che ha trovato una sponda sicura per restare ancorata ancora un anno a Torsby e se tutto andasse bene, fare come al solito: provarci per l’anno dopo. Chi troppi fastidi non sembra disposto ad assumerli è il Montecarlo, l’edizione è quella dei 100 anni di ACM, ma se l’inverno proporrà qualche criticità non bisogna scordarsi la maniera perentoria e senza rimpianti che ha portato i Monegaschi a cancellare la Formula Uno, un business per l’intero principato, mentre il rally è legato molto di più al blasone, ma con un indotto sempre più limitato.

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