I RALLY VERI SONO FINITI?

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In questi ultimi anni un folto numero di appassionati continua a proporre impossibili comparazioni con il passato e la conclusione è sempre quella “i rally veri sono finiti”, verità? Oppure incapacità di andare avanti con i tempi? ma la realtà forse va in una direzione opposta con una specialità che non riesce più a proporre innovazione che non sia fine a se stessa.    

In tanti forse troppi oggi attaccano i rally con gli occhi incantati da un passato che era un mix unico tra avventura, prestazioni ed innovazione tecnologica. Alcuni sono sfoghi passionali naturali, di chi si affaccia ancora una tantum ad una disciplina che fatica a riconoscere, altri sono artificialmente guidati da interessi più particolari di vario genere. A colpire la nostra attenzione è stata una frase del presidentissimo Angelo Sticchi Damiani, i rally sono da sempre il banco di prova di soluzioni innovative destinate al mondo della produzione, una frase dietro alle quale spesso ci siamo trincerati quasi tutti. Una frase che pensando alle polemiche sull’ibrido, piuttosto che sui chilometraggi ci ha fatto riflettere, ed è sorta spontanea una domanda, ma i rally sono ancora un banco di prova per soluzioni innovative da traslare sulle auto di serie? La cruda realtà oggi dice il contrario, oramai da troppi anni questo non sta più succedendo, la ricerca tecnologica dei rally oramai sta andando in una sola direzione, quella di una ricerca esasperata della performance fine a se stessa. Con l’avvento delle WRC, colpa dei costruttori Europei la strada dei rally ha iniziato una deriva sempre più slegata dalle auto di serie. L’ultimo passo significativo fatto nella giusta direzione è stato il passaggio dai motori 2000 ai 1600 Turbo, una decisione che non ha aperto una strada nuova ma sia pure con un pizzico di ritardo ha seguito un trend del mondo dell’auto. Attento all’economia dei motori: maggiore efficienza, prestazioni migliori con cilindrate inferiori. La contrarietà di molti all’ibrido, che oggi è oramai presente in molte declinazioni differenti in almeno il 50% dei modelli stradali (sottolineando che ibrido non è full elettrico come qualcuno tende ostinatamente a credere), fa davvero sorridere, perché ci si avvicina a questo mondo con almeno una decina di anni di ritardo. Dire che le gare su strada sono morte forse è vendere la pelle dell’orso senza averlo abbattuto, ma di sicuro in questi ultimi dieci anni dal punto squisitamente tecnologico, di innovativo non c’è stato nulla, uno stop che sta trasformando il moderno in storico (con le livree attuali). Questo ha finito con l’allontanare l’impegno dei costruttori, facendo lievitare i reparti racing di strutture indipendenti dalle case, tecnologicamente all’avanguardia ma un unico interesse la performance fine a se stessa e logicamente il business. Strutture che con la pandemia subiranno una forte contrazione delle loro attività, tutto sommato quanto e successo potrebbe costare caro in termini di numeri, ma potrebbe essere lo scossone necessario ai rally per scuotersi dal torpore in cui erano caduti e darsi una nuova visione per il futuro.

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