FUORI DAL TUNNEL

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Forse sotto un piano emozionale la sua vittoria più bella resta la prima, quella di un anno fa al Coppa Liburna. Ma il colpo centrato domenica da Alberto Battistolli rappresenta per lui moltissimo, soprattutto sotto il profilo personale.

Se sotto il punto di vista sportivo non c’è proprio nulla da buttare, la vittoria di Cingoli accompagna il vicentino fuori dalle ombre di cui dopo il ritiro di Zlin non era ancora riuscito a liberarsi.

“È stata una gara bella, l’abbiamo vinta nel primo giro ma poi è stata durissima arginare Paolo Andreucci: è difficile pensare di amministrare quando dietro hai uno come lui”, aveva detto a fine gara Battistolli dopo aver vinto il Rally delle Marche insieme a Simone Scattolin, uno dei punti fermi nel percorso di uscita da quel brutto weekend ceco. Il vicentino aveva parlato di quella vittoria come di una “soddisfazione immensa”, che lasciava intendere il sottinteso di quella seconda affermazione nella stagione dopo la vittoria al Rally del Tevere, in febbraio. La sua stagione nell’Europeo è stata ottima, fino ad agosto. Il quinto posto di Fafe e ancora di più il nono delle Azzorre (sarebbe stato un sesto senza quell’inspiegabile ruzzolone in Power Stage) avevano dimostrato come da un anno all’altro ci fosse stata una grossa crescita da parte sua. Anche sull’asfalto non era andato male: certo, alle Canarie era undicesimo prima dell’esclusione, ma prendeva meno di un secondo al chilometro dal leader quando l’anno prima non era mai sceso sotto i due secondi a chilometro. Dopo la medaglia d’argento del Rally della Marca erano arrivati Lettonia e Roma, già sfortunata, ma soprattutto la Repubblica Ceca. Quella botta lo aveva segnato, tanto che nemmeno in Catalogna era riuscito a far rivedere i tempi fatti segnare appena quattro mesi prima.

Tutta questione di testa, come sempre accade nel nostro sport. Ne era consapevole anche lui: “So ancora come si fa ad andare forte, mi fa piacere”, scherzava domenica prima del palco di Cingoli. Probabilmente ora lo vedremo al Rally del Brunello, e lì avrà l’occasione di dare ancora una volta prova della sua crescita. Una crescita che stavolta non è passata solo dal cronometro, ma anche dalla ritrovata consapevolezza delle proprie qualità.

Niccolò Budoia

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